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Parola d’ordine: Stile Primitivo

Quando le menti creative di Stile Primitivo – ai tempi in cui l’idea era ancora, appunto, allo stadio primitivo – mi raccontarono di voler investire le loro energie in questo bel progetto che coinvolgesse food e territorio, a pochi metri dal mare in cui sono cresciuto, ricordo bene che la mia reazione fu di assoluto entusiasmo. Oggi, a quasi un anno di distanza dal taglio del nastro inaugurale, questo angolo di ristoro con vista su una torre antisaracena di fine Quattrocento è un luogo in cui mangiare e bere bene e senza fretta.
Andrea ed Elena – coppia nel lavoro e nella vita – sono in pianta stabile a Campomarino di Maruggio: qui, tra un caffè pomeridiano, un aperitivo o una proposta di piatti sempre sfiziosi, coccolano i clienti con quel modo di fare tipico dei ragazzi pieni di entusiasmo e passione per il proprio lavoro.

Andrea, hai studiato nella migliore Scuola di alta cucina che abbiamo in Italia e avuto esperienze in rinomate cucine, anche stellate: cosa ti ha portato al ritorno “a casa” e come nasce Stile Primitivo?

«Campomarino di Maruggio è la mia infanzia! È una scelta di cuore, una terra che ho amato e che amo. Ho voglia di credere in un posto come questo, pieno di sfide sicuramente, che non ha nulla da invidiare come bellezza paesaggistica e cultura ad altre parti del mondo.
Stile Primitivo nasce da un obiettivo di tanti anni fa, è da quando frequentavo il liceo che sogno di avere una mia attività. La mia idea è di nascere come azienda della ristorazione, ma con l’ambizione di andare oltre, di crescere sviluppando tanti altri progetti collaterali. Come ho sempre detto a Elena, Stile Primitivo non è un punto di arrivo ma di partenza.»

Il concept di Stile Primitivo, per quanto riguarda il panorama della ristorazione locale, è quello di una cucina intelligente e divertente, con un menù che varia in base alla disponibilità delle materie prime, spesso anche settimanalmente, e dando anche la possibilità al cliente – su prenotazione – di esprimere un desiderio che soddisfi il suo palato.

Elena, hai viaggiato un sacco e hai anche un bellissimo “occhio” fotografico: le tue foto fanno venire l’acquolina in bocca solo a guardarle. Qual è l’offerta di Stile Primitivo?

«Stile Primitivo nasce dalla idea di mettere insieme tutte le competenze, non solo professionali, mie e di Andrea: la ristorazione è l’attività che accomuna tutte le nostre passioni e sfide personali. Ho viaggiato molto, sì. La mia prima valigia per l’estero l’ho imbarcata su un volo per Manchester, qui le prime esperienze nel mondo del bar, così come a Londra e in Sardegna. La fotografia è stata l’esperienza che mi ha accompagnato soprattutto in giro per la Spagna e il Messico… e a Reggio Emilia, dove sono nata, ho sviluppato skills grafiche e programmazione web. Un mix variegato direi, che in questo progetto mi aiuta a fare tante cose, e spesso in contemporanea.»

Stile Primitivo è relax, è coccole, è dare importanza ai dettagli.
È colazione rilassata leggendo un giornale, è voglia di stare insieme, è quell’aperitivo che non ti aspetti con il pacchero fritto e paprica. È la cena romantica e golosa, è quel pranzo veloce e fresco da gustare in terrazza, è quella bottiglia di vino che scaccia via i pensieri, è musica, è il gin tonic aromatizzato e servito con la guarnizione di un super sorriso.

Vista l’emergenza in corso, come vi state organizzando a fronteggiare la situazione attuale?

«Non sappiamo come andranno le cose, vista la situazione attuale di incertezza. A oggi l’offerta di stile primitivo è in fase di rielaborazione. La nostra versatilità sul lavoro mira certamente a non alterare il nostro concetto di base, e si la possibilità dell’asporto, di consegne a domicilio e street food. Rimaniamo positivi, pensando a ogni futuro scenario possibile…dalla nostra parte c’è che abbiamo tanta fantasia. A noi piace pensare di poter tornare a vivere quelle notti d’estate che profumano di divertimento e spensieratezza.»

Primitivo – come uno dei più buoni vini della zona, forse il più identificativo, corposo e intenso – e mentre scrivo, cerco proprio quel selfie scattato in terrazza, durante le mie vacanze in agosto.

La terrazza è un tripudio di piante locali, anche questo un rimando al territorio, la sensazione è proprio quella di stare in un vero e proprio giardino pensile. È lo spazio di cui andate più fieri?

«La terrazza per noi è quel luogo un pò magico, riservato e intimo, con una vista speciale salendo quelle scale in ferro che portano al piano superiore. Ci si immerge nel verde e nei fiori, quasi tutte le piante che qui crescono, si ritrovano nei piatti o nei cocktail – come il fiore dell’aglio alla menta per il mojito ad esempio. Un giardino “quasi” segreto che rende uniche le nostre preparazioni.
In questo periodo di forzata quarantena le piante sono state una vera salvezza: queste temperature ci invogliano a passare il pomeriggio travasando piccole piantine, che speriamo presto possiate vedere cresciute!»

Proprio in terrazza – oltre che nel patio esterno e nella sala con le volte in pietra leccese al piano terra – è possibile pranzare, cenare o ascoltare buona musica, con l’aggiunta di un ingrediente speciale (e a mio avviso imprescindibile): la vista sull’orizzonte del Mar Jonio!

©Francesco M. Rossetti

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