Chissà se Bacco preferiva il bianco, il rosso o il rosato

Me lo sono sempre chiesto, immaginandolo banchettare con i suoi commensali divini. Una scena, reiterata in tante sere estive, non poi così diversa dalle cene con i miei amici sulla terrazza di Stile Primitivo.
Il bianco è sicuramente più nelle mie corde – ma sono nato nella terra del Primitivo e il rosso lo bevo da sempre!
Ardua la scelta, ma non impossibile, sopratutto se ci sono Andrea ed Elena ad aprirmi le porte di uno scrigno di bottiglie poste tutte orizzontalmente in fila. La cantina di Stile Primitivo è una chicca, una “vetrina” fortemente voluta, ricavata all’ingresso del locale, recuperando dei tufi durante i lavori di costruzione: qui, umidità e temperatura controllata creano il microclima ideale per conservare al meglio le diverse tipologie di vini.
«È stata una vera sfida perché abbiamo scelto ogni singola bottiglia personalmente, cercando di non farci influenzare troppo dai nostri gusti personali. Non essendo noi sommelier ma solo amanti del vino, ci siamo davvero trovati davanti a un percorso formativo vero e proprio, che abbiamo affrontato con curiosità e il nostro solito entusiasmo», mi raccontano.

Le etichette sono prodotte in diverse regioni d’Italia e non solo. La selezione delle bollicine è sicuramente di nicchia: piccoli produttori tra Lombardia, Trentino, Friuli, Campania e Puglia, e Francia per quanto riguarda lo champagne. Per i bianchi si spazia dall’Alto Adige al Friuli al Veneto, dal Piemonte alle Marche all’Umbria, fino alle più soleggiate Campania e Puglia. I vini rosati sono prevalentemente pugliesi.
I rossi – e qui il ricordo vola alle uve pigiate in campagna dai nonni nelle estati d’infanzia –annoverano etichette emiliane, venete, toscane, campane ed europee, come cru francesi e spagnole.
Ma il re indiscusso della tavola è il Primitivo di Manduria, declinato tra diverse tipologie doc e docg tutte locali. Il mio preferito? Per aneddoto sicuramente un Primitivo dal colore rosso rubino e riflessi violacei di un vitigno coltivato in California con il nome di Zinfandel: una storia che mi affascina perché unisce il famoso nettare degli dei prodotto nel nord del Salento con la terra nera degli Usa– a conferma che la cultura enologica, sebbene radicata al territorio, non ha frontiere e abbraccia le storie dei popoli del mondo.

E chissà se Bacco, dallo spirito sicuramente forte e curioso, avrà mai richiesto una mescita di vino dal colore non convenzionale. «Mi porti un calice di un nettare a me sconosciuto!», ebbro e fiero avrà esclamato! Quando è successo a me, mi sono ritrovato ad assaporare una bottiglia di Orange Wine: prodotti con uve a bacca bianca e vinificate in rosso, nella cantina di Stile Primitivo ho trovato tonalità dall’ambra intenso fino al giallo-arancio! Buono, molto buono.Da Stile Primitivo un calice di vino è una coccola: lo puoi gustare in loco…o acquistare la tua bottiglia da portare direttamente a casa. Io (sarò di parte) vi consiglio di gustarlo sulla loro terrazza:il bouquet di percezioni olfattive sprigionate sarà sollecitato anche dalla vista mare! E, mi raccomando, non prendete assolutamente il mio invito come un inno all’etilismo: se sceglierete di prendere una bottiglia e durante la serata non riuscirete a finirla, Andrea ed Elena utilizzeranno un sistema per richiuderla con il suo tappo originale, pronta per esser consegnata a voi, per un ulteriore momento di relax casalingo.
Prosit.
©Francesco M. Rossetti

Pubblicato da stileprimitivo

Bar, Ristorante, Dolceria, Vineria

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